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La Cernia

 

DISTRIBUZIONE E HABITAT
La cernia comune è tra i pesci più conosciuti e ricercati dai subacquei. Vive esclusivamente in tana o a stretto contatto del fondo, a profondità che variano tra i 15 e i 100 metri. È un animale molto curioso e accattivante, tanto da essere la maggiore attrazione di diversi parchi naturali marini. La sua diffusione è omogenea in tutto il Mediterraneo, ovviamente su fondali rocciosi. Durante l’inverno staziona a profondità maggiori rispetto all’estate, ma sempre in prossimità dell’anfratto scelto come tana.

LA PESCA
La traina mirata esclusivamente alle cernie si effettua in Sicilia e in Calabria, su fondali tra i 40 e i 50 metri, affondando le esche con il downrigger se si pesca con esche artificiali e con il piombo guardiano se si pesca con il vivo o con il morto. Nelle altre regioni d’Italia, la cattura di una cernia avviene per lo più mentre si pesca il dentice su fondali misti di alga e roccia o sulle franate rocciose. La tecnica migliore per trainare alla cernia è quella con l’esca naturale morta. Quelle che hanno dato i migliori risultati sono la seppia e il calamaro, in quanto molto gradita da questi predatori. L’innesco si effettua con due ami del 7/0 uno dal basso verso l’alto sulla punta anteriore e uno con la punta rivolta verso il basso inserito nella parte inferiore della testa dei cefalopodi. Si usano terminali dello 0,70-0,80 o pescando su fondali inferiori ai 30 metri dello 0,60 doppiato nella parte che coincide con l’esca.

Data la potente fuga iniziale della cernia, bisogna impiegare attrezzi da 30 o 50 libbre, usando preferibilmente canne stand-up, per avere il modo di spostare immediatamente dal fondo la preda appena allamata. La traina con l’esca naturale va effettuata con il piombo guardiano a una velocità bassissima, in modo da far ispezionare all’esca tutti gli anfratti e di portarla in pesca a strettissimo contatto con il fondo. Una volta raggiunta la zona che si presume buona conviene pescare con la canna in mano e non appena si avverte l’attacco della cernia caratterizzato da una poderosa testata verso il fondo, si deve cercare di spostare immediatamente il pesce verso la superficie. Per raggiungere le profondità di caccia delle cernie bisogna spesso impiegare piombature nell’ordine dei 750-1.000 grammi, se si pesca con il nylon in bobina, mentre si può scendere considerevolmente di peso, pescando con il multifibre. Occasionalmente può essere catturata anche con esche artificiali. Anche in questo caso le esche dovranno radere il fondo, per andare a cercare le cernie nelle loro postazioni di caccia. Trainando esche vive, è possibile catturare la cernia sia con la seppia e il calamaro che con aguglie, occhiate o muggini. Il periodo in cui si verificano il maggior numero di catture va da aprile ad agosto. Le ore migliori in cui le cernie si mettono in caccia, sono quelle caratterizzate dal Sole molto basso, quindi alba e tramonto.

DIMENSIONI
La taglia media presente nelle nostre acque si aggira tra 3 e 20 chilogrammi. Gli esemplari più grandi possono raggiungere e superare i 50 chilogrammi, ma grazie alla caccia intensiva che gli danno i pescatori subacquei, le grandi cernie sono sempre più rare.

Natale pescando…

«Io, guardiano del lago più pulito d’ Italia»

Giuseppe Bianchi da 40 anni controlla le acque di Monate: le mie armi? Un’ antica lucia a remi; Ogni quindici giorni faccio analizzare i campioni che prelevo Nessuno mi ha mai pagato

 

TRAVEDONA MONATE (Varese) – Ha trascorso il giorno di Natale pescando fino alla sera tardi. La notte dell’ ultimo dell’ anno ha brindato sulla sua barca con i vecchi amici pescatori. Sotto i botti che illuminavano a giorno il Lago di Monate, Giuseppe Bianchi, 62 anni, detto il guardiano del lago perché da quarant’ anni fa la guardia allo specchio d’ acqua più pulito d’ Italia, ha salutato l’ arrivo del nuovo anno come da copione, il suo ovviamente: calici di spumante in barca a remi e pesca «grassa» di lavarelli assieme ai suoi compagni di canna da pesca. Nato in una delle vecchie case di famiglie patriarcali poi rimesse a nuovo che si trovano sulle rive, questo «filosofo d’ acqua dolce» con la passione per i film di Tognazzi, pescatore veterano e amante della natura, ha sposato – oltre che una donna dalla quale ha avuto cinque figlie – la causa del lago: difficile vederli separati, e non è raro, anche nei giorni d’ inverno meno rigidi e quando dalle colline scende la nebbia, osservarlo mentre percorre lentamente, nella tipica posa di voga all’ inpiedi, col volto verso prua e i remi a pala dritta, lunghi tratti da una parte e dall’ altra del bacino embrifero. «Mi sono preso la briga, tanti anni fa, di riuscire a mantenere questo lago pulito: gli ho fatto da sentinella per una vita – racconta Giuseppe Bianchi – e ancora adesso ogni quindici giorni faccio fare le analisi alle acque. Nessuno mi paga per questo. Ho fatto nascere un consorzio di tutela e ho combattuto perché tutti i Comuni rivieraschi mettessero i depuratori. Ogni tanto, uscendo in barca, scopro qualche altarino di qualche industria qui intorno: chiazze oleose al centro del lago, come quelle della scorsa estate, che ho segnalato agli organi competenti. Nessuno mi ha ancora risposto, ma io continuo a vigilare. Adesso ancora di più, visto che c’ è in corso anche un ripopolamento di pesci». La «goletta» verde sulla quale va in avanscoperta sul lago è una «anziana» lucia di tredici posti del 1962 (il nome lucia in realtà nasconde il termine originario, e forse anche meno da libro Cuore, che è «batél», come ben sanno i barcaioli dei laghi del Nord Italia): perfino l’ ex arcivescovo di Milano, il cardinale Martini, ci è salito sopra una ventina di anni fa. «Ha detto messa in mezzo al lago: quella volta costruii un sagrato galleggiante e lo accompagnai sulla Lucia assieme ad altri prelati. Fu un avvenimento per la storia di questo piccolo paese: offrii del lavarello pescato alle quattro di mattina. Devo dire che fu apprezzato», ricorda Bianchi. Questo tipo di imbarcazioni, che si vedevano in gran numero una volta navigare sul lago di Como e di cui Alessandro Manzoni immortalò il fascino nel romanzo «I promessi sposi», erano al servizio anche dei signori monatesi che le usavano nel secolo scorso – soprattutto la domenica – per le visite alle ville dei loro amici e parenti che abitavano lungo le sponde del Lago di Monate. «Le domeniche, d’ estate, vedevi i signorotti transitare al centro lago con queste barche con la capottina di tela bianca per ripararsi dal sole: c’ erano grandi feste e veniva gente importante da queste parti. Le coppie di fidanzati poi usavano queste barche per romantiche notti sul lago», racconta il guardiano. La passione da pescatore che si porta dietro nelle sue giornate la deve a un vecchio zio, un arzillo signore che campò fino a novant’ anni e che Bianchi tenne in casa fino alla sua morte: «Ho cominciato a pescare con lui, quando avevo dieci anni e cominciavo a guadagnarmi da vivere facendo l’ aiutante barbiere, ma con l’ idea che prima o poi avrei anche aperto un salone per signore, come in realtà poi ho fatto. A quei tempi c’ erano le lavandaie a riva che sbattevano i panni sulle pietre bianche e qui intorno c’ erano le case dei contadini: le donne, verso sera, portavano gli animali ad abbeverarsi. Adesso tutto è cambiato: a poche centinaia di metri da qui c’ è una superstrada dove passano migliaia di macchine e camion al giorno e industrie e cementifici che inquinano, anche se qualcuno mi vuol far credere che sia tutta rugiada di bosco. Comunque fino a quando sarò vivo mi batterò perché il lago resti pulito». Da quando si è sparsa la voce della presenza di questo strano pescatore che ha l’ abitudine una volta all’ anno di salire sulla sua Due Cavalli e di partire armato di canne da pesca alla volta dei laghi del Nord Europa, anche le coppie di sposi che vengono a celebrare le nozze nelle chiese dei paesini qui intorno e che organizzano i banchetti nuziali in alcuni ristoranti del posto, si fanno portare sulla sua lucia a vedere le darsene delle ville e gli angoli più suggestivi del lago. «Dopo il parroco sono diventato la carica più importante del paese – dice Bianchi, scoppiando a ridere -. E’ diventato un classico salire sulla mia barca in abito da sposa per le foto: un po’ come accade alle carrozzelle romane davanti al Colosseo». Quando rientra, la sera, dopo avere ancorato la barca al pontile di fronte a casa, dà da mangiare un impasto di pane e parmigiano reggiano ai pesci: «Molti ridono di questa storia del parmigiano. Ma la tinca di ventiquattro chili presa mesi fa l’ ho pescata in questo modo. Sarà pure merito, forse, della benedizione del Martini, il cardinale, che ancora dura… che ne dice?». Gianluca Mattei IL LUOGO Uno specchio tra le colline meta di olandesi e tedeschi TRAVEDONA MONATE (Varese) – Il lago di Monate, famoso per la purezza e la limpidezza delle acque, si è formato nel periodo glaciale quaternario artico dal ghiacciaio Verbano; circondato da colline moreniche ed alimentato da acque sorgive, ha una superficie di 2 chilometri quadrati e mezzo. La costa ha uno sviluppo di quasi 8 chilometri e la massima profondità del lago raggiunge i 34 metri. È consentita solo la navigazione a remi e a vela, e la pesca da riva. Diversi i ritrovamenti di palafitte, in particolare nelle stazioni preistoriche denominate Sabbione, Bozzolo e Occhio, dove gli scavi hanno portato alla luce utensili, oggetti vari e una piroga monoxile del periodo neolitico. D’ estate, quando la temperatura dell’ acqua raggiunge i 25 gradi, le sue spiagge sono prese d’ assalto da numerosi turisti: molti anche gli stranieri, in prevalenza olandesi e tedeschi, che vengono a trascorrere le vacanze nella conca collinare nelle Prealpi varesine. È anche uno dei ritrovi preferiti dai milanesi che, sulle rive del lago di Monate, hanno molte seconde case; è frequentato soprattutto per i panorami che si possono ammirare dai pontili collocati sulle sue sponde: più di tutti dalla catena del Monte Rosa. Nei quattro comuni che sorgono sulle sue rive (Travedona Monate, Cadrezzate, Comabbio ed Osmate), abitano circa 6 mila abitanti: nel più piccolo dei quattro, Osmate, risiedono solo 439 persone.

2002-2003

Orrore in Spagna

Nell’arena in festa, tra musiche e colori, trafitto dalle “picas” e dalle “banderillas”, dalla spada e dal coltello, il toro, immobile, vive la sua lenta agonia. Accanto a lui muore il cavallo, il ventre squarciato sotto la trapunta. Il “matador”, eroico e vittorioso, si inchina alla folla e applaude.
E’ il finale dell’ultimo atto di una corrida spagnola.

IL TORO PRIMA DI ENTRARE NELL’ARENA:

 

- Viene tenuto al buio, sottoposto a droghe e purghe per indebolire  le sue forze

- Viene percosso sulle reni con sacchi di sabbia

- Gli viene cosparsa trementina sulle zampe per impedirgli di star fermo

- Gli viene messa vaselina neli occhi per annebiargli la vista

- Gli viene infilata della stoppa nelle narici e nella gola per impedirgli di respirare

- Gli vengono infilati aghi nelle carni

 

IL TORO QUANDO ENTRA NELL’ARENA:

 

- Gli vengono conficcate dai “picadores” le “picas” che producono dolore ed emorragie

- Gli vengono infilate dai “banderilleros” le “banderillas”, che sono arpioni che straziano ancora più i muscoli, costringendo l’animale ad abbassare la testa

- viene colpito ripetutamente dalla spada che provoca sempre più gravi emorragie polmonari che soffocano l’animale

 

IL TORO QUANDO ESCE DALL’ARENA:

 

- viene trascinato via, spesso ancora agonizzante e paralizzato, ma cosciente

- ancora vivo, gli vengono tagliate coda e orecchie, macabri trofei di un’ingiusta vittoria

Quanto sopra è lo “spettacolo” che la gente vede. Quello che non vede, e che molti ignorano, ve lo raccontiamo adesso. I tori vengono trasportati dagli allevamenti alle arene rinchiusi in casse di legno protette da armature in ferro e munite di rotelle. Le casse sono rigorosamente strette per mantenere l’animale sulle quattro zampe, senza permettergli di fare dei movimenti. Durante i trasporti, talvolta molto lunghi, i tori restano senza cibo e acqua e sono talvolta oggetto di colpi di bastone infilati attraverso le liste delle casse. Prima di arrivare a destinazione, vi è una sosta dal cosiddetto “barbiere”, che effettuerà la prima operazione per rendere innocuo l’animale: gli verranno accorciate le corna (“afeitado”). Si tratta di una pratica illegale, ma universalmente praticata malgrado la proibizione. È questa la prima frode della corrida, consistente nel privare i tori dell’unica arma a loro disposizione. L’animale rimane chiuso nella cassa, le corna vengono tirate fuori attraverso due aperture,e poi segate, la loro punta viene rifatta con coltelli da cucina e martelli, poi riverniciata di un colore che assomiglia a quello originale, per camuffare l’operazione. Segare e rifare le corna è estremamente doloroso perché significa incidere la materia viva e il midollo, parti molto sensibili. Cola molto sangue. Ma nessuno fa caso ai muggiti di dolore dell’animale, anzi: ogni anno viene attribuito un “saracco d’oro” (il saracco è una sega a mano) a colui che ha eseguito il miglior accorciamento delle corna. Il toro non dispone di tempo sufficiente per rendersi conto della nuova lunghezza delle sue corna e adattare la sua carica; resta affossato nel suo dolore fisico, che il “matador” e gli altri rifiutano categoricamente di lenire con calmanti, dato che il dolore fisico diminuisce anche le facoltà psichiche. È praticamente uno zombi l’animale che entra nell’arena. Dopo il taglio delle corna, il toro viene portato nelle prigioni sotterranee dell’arena, dove riceve altri trattamenti: i suoi occhi vengono cosparsi di vaselina per limitare il suo campo visivo, di modo che non possa     vedere quanto succede; viene anche tenuto al buio, di modo che l’entrata nell’arena gli provochi turbe visive un quarto d’ora prima di entrare nell’arena, riceve un’iniezione di tranquillanti; degli spray ipnotici e paralizzanti gli vengono lanciati sul muso per alterargli la vista (infiammazione del globo oculare) e provocargli tremori all’apparato motorio talvolta il toro riceve colpi di picche sui garretti. Prima di entrare nell’arena, vengono lasciati cadere sui reni del toro immobilizzato dei sacchi di sabbia di un quintale ciascuno. Questo si ripete per una trentina di volte, per indolenzire l’animale  gli zoccoli vengono limati e talvolta incisi. A volte vengono conficcate spine di legno nelle unghie ed aghi vengono conficcati nei testicoli per impedire al toro di sedersi. Si infila del cotone nelle narici, che raggiunge la gola e rende più difficile la respirazione infine il toro viene preso a calci sul dorso, sui reni, ecc. Questo spiega chiaramente come la corrida non sia altro che una volgare truffa, dove il preteso combattimento uomo-toro è ben lungi dall’esistere. Le frodi cominciano negli allevamenti. Malgrado la CEE lo abbia proibito, degli anabolizzanti vengono aggiunti al foraggio dei tori con lo scopo di ottenere degli animali più muscolosi. Lo scopo è anche quello di far entrare nell’arena tori che diano l’impressione dei essere forti, sani e combattivi. Infatti le prestazioni dei toreri e dei loro colleghi sarebbero ufficialmente coperte di ridicolo, se il pubblico sospettasse di avere dinanzi un animale ferito, sofferente e degno di pietà. Ogni anno, in Spagna, vengono uccisi 40.000 tori durante le corride e nel corso di numerosissime feste popolari dove gli animali vengono massacrati nelle strade. Al termine della sua esibizione, il “matador” deve conficcare la sua spada lunga 85 centimetri nel toro, fino ai polmoni, ma l’atto non sempre riesce. Talvolta viene ripetuto più volte, e infine il torero può ricorrere all’uso di una spada più corta nel tentativo di sezionare il midollo spinale. Vince quando il toro cade per terra. Allora il torero gli taglia le orecchie e la coda, ma sovente il toro è ancora vivo: è soltanto paralizzato dalla sezione del midollo. È generalmente vivo anche quando lo trascinano fuori dall’arena. Il pubblico applaude, senza rendersi conto di applaudire una grossolana pagliacciata ed un atto di aberrante crudeltà, insegnato anche ai bambini. In Spagna, le scuole di tauromachia sono aperte per i bambini di otto anni, dapprima con finti tori e poi, a partire dai tredici anni, con giovani tori veri.Secondo Alain Perret (cit.) è stato dimostrato che bambini che hanno frequentato corsi di tauromachia e torturato animali, una volta adulti, sono diventati pericolosi delinquenti.

—-     NON E’ FINITA!!!    —-

CI SONO LE FESTE SANGUINARIE SPAGNOLE CHE SONO PIÙ’ DI 3.000 TUTTO L’ANNO

Proibite dal 1963 sono oggi incoraggiate dalle autorità sia civili che religiose e alcune, considerate di interesse turistico internazionale, vengono sovvenzionate ufficialmente. Gli animali usati sono bovini, ovini, cani, gatti, conigli, asini, galline, oche e tanti altri. La maggior parte di queste sadiche feste paesane organizzate in onore di Gesù, Madonna e Santi sono terribili torture di bovini ormai inutilizzabili nelle corride e nella riproduzione

Alcune delle 3.000 feste:

A MANGANESES (ZAMORA) – a febbraio – viene lanciata dall’alto una capretta viva.

A TORDESILLAS e in molti altri luoghi “eroici cavalieri” strappano o tagliano la testa di galli vivi appesi per le zampe.

FESTA DELL’ASINELLO
Si svolge a VILLANUEVA DE LA VERA (CACERES) in Estremadura ogni anno l’ultimo giorno di Carnevale.
Un asinello piccolo e vecchio, cavalcato e selvaggiamente bastonato, viene trascinato dalla folla. Quando cade viene obbligato a rialzarsi a randellate, mentre i bambini lo riempiono di botte, calci e pugni per ore finche l’animale agonizza.

FESTA DEL TORO EMBOLADO (Toro con le corna di fuoco)
Sono più di 50 provincie di Valencia, Castellan e in altri paesi della Spagna.
Si avvitano alle corna del toro piccoli arnesi con palle di cotone, olio e catrame a cui viene dato fuoco.
Mentre l’animale impazzisce per il catrame infuocato che gli brucia il muso e gli occhi, viene inseguito, perseguitato e bastonato dalla folla.

FESTA DEL TORO DE LA VEGA (Settembre)
Un popolo di adulti e bambini armati di lance lunghe fino a 3 metri, aspetta l’arrivo del toro per torturarlo e trapassarlo in tutte le direzioni. Risulta vincitore di una LANCIA D’ORO, offerta dal Municipio, colui che, per primo, taglia i genitali al toro ancora vivo.

FESTA DEL TORO DI CORIA (Giugno) – Estremadura
12 tori vengono seviziati e linciati dalla folla inferocita, 2 al giorno per 6 giorni in onore di San Giovanni.

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ALBORELLA

Regione

Misure

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Lombardia

nessuna

nessuna

nessuna

Piemonte

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nessuna

Marche

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ANGUILLA

Regione

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Lombardia

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nessuna

Piemonte

30 cm

nessuna

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nessuna

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Marche

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BARBO

Regione

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Lombardia

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15 mag

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Piemonte

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BOTTATRICE

Regione

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Lombardia

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Piemonte

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nessuna

Marche

nessuna

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CAGNETTO

Regione

Misure

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Lombardia

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Piemonte

nessuna

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CARASSIO

Regione

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Piemonte

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CARPA REGINA

Regione

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CARPA A SPECCHI

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Misure

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Piemonte

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1 giu

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CARPA ERBIVORA

Regione

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Lombardia

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15 mag

30 giu

Piemonte

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1 giu

30 giu

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30 cm

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CARPIONE

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CHEPPIA

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nessuna

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COBITE

Regione

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COREGONE

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GOBIONE

Regione

Misure

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nessuna

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Piemonte

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LASCA

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Misure

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Lombardia

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Piemonte

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LUCCIO

Regione

Misure

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35 cm

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Piemonte

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15 mar

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Marche

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LUCIOPERCA

Regione

Misure

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Piemonte

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PESCE PERSICO

Regione

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Lombardia

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Piemonte

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PERSICO TROTA

Regione

Misure

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Lombardia

22 cm

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Piemonte

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PERSICO SOLE

Regione

Misure

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nessuna

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Piemonte

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PESCE GATTO

Regione

Misure

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Piemonte

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Veneto

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Marche

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nessuna

nessuna

PIGO

Regione

Misure

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Lombardia

15 cm

15 mag

30 giu

Piemonte

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nessuna

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Veneto

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nessuna

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SALMERINO

Regione

Misure

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Lombardia

nessuna

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nessuna

Piemonte

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Marche

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SANGUINEROLA

Regione

Misure

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Lombardia

nessuna

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nessuna

Piemonte

nessuna

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Marche

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SAVETTA

Regione

Misure

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Lombardia

nessuna

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Piemonte

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Veneto

19 cm

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nessuna

Marche

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SCARDOLA

Regione

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Lombardia

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Piemonte

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Marche

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SILURO

Regione

Misure

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Lombardia

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Piemonte

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STORIONE

Regione

Misure

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nessuna

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Piemonte

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TEMOLO

Regione

Misure

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Lombardia

25 cm

1 dic

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Piemonte

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Veneto

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Marche

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TINCA

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Veneto

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TRIOTTO

Regione

Misure

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Piemonte

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TROTA FARIO

Regione

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Lombardia

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TROTA IRIDEA

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Marche

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TROTA MARMORATA

Regione

Misure

Divieto dal

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Piemonte

20 cm

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TROTA LACUSTRE

Regione

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VAIRONE

Regione

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nessuna

Certamente, la pesca alla Trota in cava o laghetto, si può praticare con successo impiegando una moltitudine di piccole e medie esche artificiali, alcune forse vi renderanno inizialmente perplessi visto che potrebbe essere la prima volta che qualcuno ve ne parla… ma se avrete il coraggio di utilizzarle… vi sorprenderanno per il loro spettacolare rendimento! Premessa : Avrete già notato, frequentando (anche solamente da spettatori), le cave a pagamento, che negli ultimi anni è stato tutto un rifiorire di nuove esche per catturare le Trote di immissione. Paste colorate modellabili, scent odorosi, esche finte che imitano camole o bigattini ed i famosissimi falcetti ovvero i piccoli grub da un pollice a coda curva, di ogni colore. Queste esche “artificiali”, vengono utilizzate dai colleghi trotaioli delle cave, anche in forma mista, ovvero assieme a vere esche naturali come camole, caimani e lombrichi, soprattutto impiegando la tecnica della “tremarella”. Questa tecnica, molto simile allo spinning, consiste nel lanciare con cannette agili e flessibili, queste piccole esche usando come pesi davanti alle stesse, bombarde e vetrini vari, per poterle lanciare più lontano e farle lavorare poi a diverse profondità in modo da incocciare i branchi di trote che spesso stazionano al largo. Il recupero si esegue per l’appunto a piccoli strappi, facendo “tremare” la canna con il polso, imprimendo così vita all’artificiale per cercare di indurre la trota all’attacco. Le cave per la pesca degli artificiali : Sono poi nate soprattutto in questi ultimi anni, anche cave (artificiali e di origine naturale), dove è consentita la pesca con le sole esche artificiali (mosca e spinning). Soprattutto nel periodo invernale, questi laghetti si popolano di lanciatori che approfittano della chiusura alla regina nei torrenti, e successivamente del Luccio (in acque libere),  per tenersi in allenamento senza dover forzatamente appendere la canna la chiodo. Questi bacini sono ricchi di salmonidi di tutte le taglie (Fario, Iridee e Salmerini) ed altri pesci da spinning, quali i Lucci, Sandre e Persici Reali. Se osserverete i pescatori sulle rive, noterete ben presto che le esche più impiegate in questi ambienti sono: gli ondulanti (fino ai 7 cm.), i rotanti (nelle misure 1-2), ed i minnows (dai 3 fino ai 7 cm.). Generalmente queste esche riscuotono il giusto e meritato successo (esattamente come accade nei fiumi e nei torrenti) e vengono perciò consigliate e tramandate verbalmente da tutti i pescatori. Hanno sicuramente successo nei momenti di attività predatoria dei pesci, in quelli di frenesia alimentare, nei momenti di rilascio delle nuove trote che portano scompiglio ed attività spesso anche in quelle ormai divenute stanziali, ma – se ci pensate bene – questi momenti rappresentano salvo particolarissime eccezioni, si e no il venti, venticinque per cento del tempo in cui noi ci rechiamo a pesca. Negli altri momenti la fanno da padrone tecniche di recupero più soft, recuperi più lenti,presentazioni morbide e naturali… e tecniche di non recupero. Capirete perciò l’importanza di conoscere assolutamente anche queste tecniche che vi andremo a presentare e le esche da utilizzare in questi momenti, quando le trote magari vagano nel sottoriva apparentemente restie ad ogni nostra presentazione “veloce” e capaci di farvi prendere pesce quando gli altri davvero non prendono nulla o si devono accontentare al massimo di uno o due esemplari! Le giornate ed i periodi particolari : Ci sono poi particolari giornate – non sempre definibili a priori – dove le ns. amiche Trote, davvero sembra non vogliano collaborare in alcun modo; le catture diventano allora scarse ed occasionali. Nei laghi dove si esegue un continuo catch & release, le Trote più grandi poi, diventano sempre più selettive e sembrano disdegnare, rifiutandole, qualsiasi esca si presenti loro davanti. Pinneggiano sornione a pochi metri da riva, apparentemente incuranti dei ronzii  e degli sciacquii che i lanciatori dalle rive, producono, facendo finire in acqua gli artificiali “di movimento”. Anche i pescatori a mosca inizialmente catturano a ripetizione con le loro imitazioni…ma poi, streamer e ninfe recuperate a strappetti, iniziano a girare a vuoto. Le esche tradizionali, le hard bait, non rendono per nulla o rendono molto meno, fregando solamente le piccole trotelle “da porzione”, che il gestore deve immettere giornalmente in acqua. Le grosse trote, diventano, per indole istintiva di conservazione, diffidenti verso i recuperi classici e cominciano ad evitare accuratamente tutto quello che si muove in acqua, e che ricorda loro spiacevoli esperienze passate; quello che definiamo il vissuto negativo del pesce. Durante il periodo di frega poi, le Trote più grandi (e sessualmente mature), iniziano estenuanti e veloci inseguimenti fra di loro, soprattutto nel sottoriva, incuranti degli sguardi bramosi dei pescatori, accalcati sulle rive. Il lanciatore appare oltremodo frustrato in questo periodo, stanco di vedere tanti grossi e medi esemplari che nuotano a due passi da riva, senza degnare di uno sguardo le esche che presenta loro davanti. Molti allora rinunciano, pontificando che il periodo della frega è il peggiore dell’anno…altri invece iniziano a sperimentare, a volte scoprendo vere e proprie strategie ed esche…quasi miracolose!   Le esche siliconiche : Proprio in un periodo di frega, l’amico Flavio Manaresi, bravissimo pescatore a Spinning e profondo conoscitore dei laghi del Rosario a Bologna, mentre insidiava il Luccio nel sottoriva con la tecnica del Flipping ed esche siliconiche ha scoperto che queste attiravano molto spesso anche le grosse Trote, impegnate in zona nei riti nuziali. Dopo diverse catture di trote di taglia, ha cominciato a capire che le abboccate prima attribuite a colpi di …fortuna, erano invece da associarsi a precisa volontà del salmonide di far fuori l’ospite indesiderato che veniva ad invadere il territorio prescelto per l’evento. Flipping e Pitching “leggero”: Flavio, assieme ad alcuni amici, cominciò allora ad impiegare worm siliconici, proprio per insidiare specificatamente le grosse Trote nel sottoriva, selezionando le esche più catturanti ed ottenendo, senza troppi clamori, risultati a dir poco sbalorditivi. La tecnica è davvero semplice, è la stessa impiegata con successo nel sottoriva a Lucci e Bass; basta lasciare scendere il worm lentamente nella zona giusta del sottoriva ed imprimere all’esca, ogni tanto, movimenti a scatti nervosi. Ci pensa lei, la regina del lago, ad avvicinarsi ed abboccare decisamente all’esca!  Non è altro che una specie di pesca al tocco, usata anche dalla primavera a tutta l’estate per i Black Bass apatici fermi sul fondo o nel torrente, appunto con le trote…e che funziona alla grande anche in questo particolare periodo e con questo tipo di pesci! Proprio così, ecco scoperto l’uovo di colombo…non bisogna lanciare e recuperare velocemente, ma calare dolcemente l’esca verso il fondo; bisogna concedere alla Trota il tempo necessario per decidere con tutta calma di abboccare l’esca! L’utilizzo di questa tecnica in un lago popolato oltre che da Lucci e Bass, anche da Trote, come il lago sopra riportato, ha contribuito alla “scoperta” che le Trote gradivano anche i worm siliconici presentati in quel modo. Pressione di pesca : In quel lago, i grossi pesci, causa la pressione di pesca esercitata dai pescatori a mosca e spinning,  erano diventati refrattari ad ogni esca che si muoveva velocemente ed abboccavano evidentemente, solamente ad esche che si muovevano in modo lento e naturale. Questo metodo di presentazione dell’esca,  che non rappresentava a quel tempo, alcuna forma di recupero vissuto negativamente dalle trote, tende a rappresentare il movimento di un vero lombrico che cade accidentalmente in acqua. D’alta parte non è altro- ripeto – che la classica pesca al tocco praticata in torrente…solamente impiegata in acqua ferma e con esche artificiali. Quando il lombrico arriva in fondo, se ancora non si sono avvertite abboccate, bisognerà imprimere alcuni secchi colpetti di polso, mantenendo l’esca sul posto…e poi farla di nuovo rimanere ferma per circa un minuto. Poi si esegue di nuovo lo scodinzolamento frenetico del worm e si torna a lasciare ferma l’esca. Se dopo alcuni minuti, in quella zona del sottoriva, non si avvertono abboccate, si recupererà l’esca e si ripeterà tutta l’operazione qualche metro più avanti. Spessissimo la trota (e gli altri pesci), attaccano l’esca in caduta, anche se il lombrico sta solamente vibrando leggermente ad “U”, dovremo stare attenti a non tenere troppo filo in bando, per non rischiare di perdere i segnali di abboccata. Ai vostri occhi questo tipo di presentazione potrà non sembrare per nulla alettante…ma se ci darete un briciolo di fiducia provandolo, vi accorgerete ben presto della sua tremenda efficacia. Se vi accorgete attraverso l’acqua limpida, che le trote lo seguono senza attaccarlo, durante la discesa, provate ad imprimere alcuni scatti di polso… per movimentare l’esca sul posto, cercando di imitare il vero lombrico quando si contorce freneticamente per cercare di fuggire dall’elemento liquido, di solito questi movimenti sono sufficienti a scatenare l’abboccata. In ambienti dove le trote sono state ripetutamente punte ma mille esche, può risultare produttivo attendere con l’esca ferma sul fondo. Se l’acqua è limpida vedrete che solamente allora le trote andranno a “brucare” quello strano essere ormai immobile e che perciò per loro non rappresenta più alcun possibile pericolo. Le esche : Dopo vari esperimenti, potremmo dire che vanno bene generalmente tutte le esche siliconiche sotto ai quattro pollici anche se poi vi accorgerete che ci sono giornate in cui le Trote prediligono esche ben definite. Possiamo indicare i mini tubes da un pollice o gli universali “falcetti”, piccoli grub da uno a due pollici, con particolare riferimento al colore bianco da impiegare da soli o infilati dentro ad una testina piombata come universalmente validi.Si sono dimostrati particolarmente catturanti alcuni tipi di worm, quali gli Yamamoto salati nelle serie “Senko” da 3 pollici e “Slim” nella misura massima da 4 pollici, soprattutto nei colori bianco (cream withe), e trasparente bluastro con brillantini (blue pearl).  Questi famosissimi vermi a forma di sigaro si possono impiegare tranquillamente anche tagliati a metà con l’innesco wacky.  E’ un esca salata e pesante; a volte in caduta, quando si individua con i polaroid la macchia nera delle trote che stazionano a mezz’acqua o quando sempre con gli occhiali polarizzanti si individuano i piccoli branchi o i singoli esemplari che vagano nel sottoriva, fanno davvero la differenza con catture a ripetizione, fra lo stupore dei vicini di pesca che non smuovono pinna. Altri colori validi, da provare con le diverse condizioni di trasparenza dell’acqua e di condizioni atmosferiche, si sono rivelati i colori pumpkin, watermelon, motor oil e chartreuse, ma si possono provare tutti anche quelli anomali come i gialli fosforescenti oppure i rosa bubble gum che a volte stanano esemplari di tutto rispetto. Infine vi segnaliamo, dell’americana Berkley, i Trout Worm, esche appositamente create per la pesca alla trota, che hanno la caratteristica, una volta addentati dalla trota, di emettere una nuvola sapida di sostanza fisiologica, che imita i veri lombrichi schiacciati, ma molto più concentrata. La trota si trova così immersa da un’ondata di sapori che la stimola a continuare l’abboccata. Sempre della Berkley da segnalare le sanguisughe (Leech) serie Gulp da 3 pollici – ottimo il colore nero – sicuramente il più naturale; anch’esse di natura biologica e deperibile dopo l’uso.  Sono esche che trasmettono molto di più di quelle convenzionali in gomma gli scent ovvero i particolari aromi in acqua e perciò sono maggiormente avvertite dal pesce ma non vanno riposte dopo l’uso di nuovo dentro al sacchetto perché essendo composte al 100% da ingredienti naturali si decompongono dopo il contatto con l’acqua e rischiano se messe di nuovo nella busta di plastica di far deperire anche le altre ancora inutilizzate. Se le Trote, non sono di particolare taglia, possiamo impiegare anche gli “spaghetti”, una sorta di morbidi filamenti in silicone cilindrici, lunghi 3 o 4 pollici e dal diametro di ca. 3 millimetri. innescandoli sia a wacky con piccoli ami a gambo corto ricurvi o infilandoli ad una estremità passando la punta dentro alla sottile sezione di gomma. Particolari risultati si ottengono poi con i mini tube ed i Tube Jig, al massimo fino ai 2 pollici, facendoli saltellare o rimanere fermi sul fondo, sempre negli stessi letti di frega. Personalmente anche con queste esche, prediligo i colori bianco, perlato ed il verde scuro, magari arricchiti di brillantini. Ci saranno ancora dozzine di esche valide ancora da testare; andremo a prediligere quelle più piccole e diritte, già in vs. possesso, per scoprire la medesima o magari superiore efficacia. Le teste piombate ed i classici Jig : Molto valide risultano poi gli ami con in testa il piombo, da scegliere in base alla profondità che vogliamo raggiungere; questi ami li andremo a farcire – come già detto sopra – con falcetti, vermi ed altre esche piccole in gomma, miste o solamente composte di ingredienti naturali. I Jig classici, quelli da Bass per intenderci, sono altrettanto validi ed a volte riescono a smuovere esemplari davvero importanti. Possiamo partire con le misure più piccole come ad es. i Fina da 1/16 di oz. che possiedono pure due filamenti in nylon che servono da antialga. Si acquistano generalmente solamente le testine che poi si farciscono a piacere. Molto valido si sono dimostrate le piume di Marabou, un uccello simile allo struzzo che possiede piume particolarmente mobili e fluttuanti in acqua. Vengono vendute nei negozi per moschisti in vari colori, quasi tutti graditi dalle Trote, soprattutto le iridee di allevamento. Da provare sicuramente in acque trasparenti il colore nero, ma anche l’arancio, il giallo e l’intramontabile colore bianco.Se la taglia delle trote è importante, si può tranquillamente salire nella misura del Jig e del relativo trailer, ancora mi ricordo al lago delle Grange, al primo raduno degli Apostoli dello Spinning del lontano settembre 2001, quando catturai una Trota sul kg. e mezzo mentre tentavo il Luccio! Se poi le acque del lago ospitano anche gamberi, utilizzate le loro imitazioni come trailer al vostro Jig e trascinatelo lentamente nei pressi del fondale… le sorprese potrebbero essere davvero piacevoli, facendovi magari agganciare una delle “nonne”che vi farà divertire davvero a lungo! La canna e la ferrata : Per utilizzare questa tecnica, consiglio canne rapide, minimo MH, in carbonio alto modulo, (Daiwa, Shimano, Berkley, Abu, St. Croix, Loomis, a seconda delle nostre disponibilità di spesa), di lunghezza attorno ai 2 metri e fino a 2,40 e che lancino esche dai tre ai quindici grammi. La canna deve avere queste caratteristiche poiché il pescatore deve prontamente ferrare al minimo segnale di abboccata, pena la perdita di tantissime Trote. Ricordatevi che stiamo parlando di smaliziatissime trote di lago che hanno visto passare davanti ai loro occhi centinaia di esche diverse…l’abboccata non sarà mai grossolana ed ingenua ma sempre e comunque diffidente, il pesce sarà sempre pronto ad abbandonare il boccone al minimo segnale di pericolo. Utilizzando il Jig potremmo anche utilizzare un sottile trecciato in multifibra (0,10 – 0,12) ed un terminale di fluorocarbon dello 0,20 lungo dagli ottanta centimetri al metro e mezzo a seconda della limpidezza dell’acqua. L’abboccata si avvertirà spesso chiaramente sul cimino della canna con piccoli strappetti di “assaggio” delle brevi scosse a cui dovrà seguire una rapidissima ferrata da parte nostra. Ci sono invece volte che il pesce prende l’esca al volo e si dirige verso di noi; è la condizione più difficile da percepire perché non si avverte nulla di strano se non l’anomalia di perdere completamente il contatto con l’esca. Anche quando accade questo, o quando vediamo il filo spostarsi lateralmente, non esitiamo a ferrare prontamente, prima che il pesce accortosi dell’inganno si liberi dell’esca che tiene in bocca. Un altro utile accorgimento pescando a wacky o a Jig sul fondo può essere quello di tenere il filo in mano con la sinistra a braccio aperto per avvertire meglio le leggere toccate del pesce ed anche per rilasciare filo nelle mangiate veloci prima di dare la scoccata con il braccio che impugna la canna. Gli inneschi : Gli inneschi necessari sono davvero semplici, sono essenzialmente tre. Il primo consiste nell’usare quelle piccole testine piombate a forma di sfera o mezzasfera, con dietro l’amo diritto o piegato da lombrico (ad es. quelli da Crappie della Spider); oppure quelli a testina convessa della Wazp, innescando i worm di testa e facendo fuoruscire completamente l’amo dal verme. Le più utilizzate ed universalmente valide sono ovviamente le testine sferiche di piombo da Jig, anche se spesso in commercio si trovano solamente quelle da Crappie – una sorta di persico sole americano – armate di ami molto deboli. Una valida alternativa alla testina piombata, specialmente per avere un utile effetto antialga o antisasso, è la montatura “pegged Texas Rig” effettuata con ami del N° 4 ed un leggero peso a proiettile (bullet) del da 1/8 a 3/16 di oncia. Il secondo sistema, è il classico Wacky Rigging, molto conosciuto nella pesca al Black Bass (e di cui trovate alcuni articoli sul sito); consiste nell’infilare a metà del corpo del lombrico di silicone, un amo bronzato a gambo corto (misure dal 6 all’8), ad occhiello, robusto, facendolo fuoriuscire con la punta completamente dall’esca, senza alcuna piombatura. Se le trote presenti sono davvero di taglia, si possono impiegare anche gli ami da Carpfishing, che garantiscono sicure doti di tenuta.L’ideale sarebbe l’impiego di ami con la punta ad uncino rientrante i “Circle Hook” a filo sottile ma a dire il vero ancora non ho trovato misure piccole adatte per l’impiego con i salmonidi. Quelli finora con cui ci troviamo meglio sono i barbless che segnaliamo qui sotto. Questi ami hanno una tenuta eccezionale e sono sicuramente i migliori per il wacky o per l’innesco sottostante perché garantiscono una percentuale di ferrate e di lotte andate a buon fine davvero notevole. Se si impiegano i vermoni salati della Yamamoto, già il loro peso sarà sufficiente a farli scendere in modo molto naturale, in caso contrario è possibile appesantirli con alcuni giri di piombo fusibile, da un millimetro di diametro, attorcigliato sul gambo. Come monofilo, sarà sufficiente un buon monofilo dallo 0,16 allo 0,20 per avere ragione anche delle trote più grandi e combattive. Se sono davvero smaliziate, si potrà impiegare un terminale in Fluorocarbon per rendere ancora più invisibile e naturale la nostra presentazione, riducendo contestualmente la misura dell’amo. Il terzo tipo di innesco è altrettanto semplice e consiste nell’infilare l’amo di testa alla nostra esca artificiale, facendolo passare da parte a parte. Lo impieghiamo sempre con le sanguisughe e con i grub a codina diritta poiché conferisce loro un bel nuoto a scatti- agendo di polso – che spesso riesce a vincere l’apatia dei soggetti più scaltri e smaliziati. Provate a lanciare la sanguisuga (o un esca similare), almeno un metro davanti alla vostra Trota, lasciatela affondare lentamente solo con il semplice peso dell’amo. Spesso il pesce arriva al volo e la afferra in velocità ma se non accade, niente paura; lasciatela arrivare fino sul fondo e tenetela ferma per alcuni secondi, il pesce dovrebbe avvicinarsi curioso. Quando l’animale si trova vicino una trentina di centimetri con un repentino movimento di polso fategli compiere uno scatto repentino e poi lasciatela di nuovo cadere sul fondale, come potrebbe fare un essere vivo che fugge alla vista del predatore e prova a cercare scampo sul fondo. Al novanta per cento il pesce prima compirà prima uno scatto in avanti leggermente spaventato ma girerà subito in tondo ritornando verso l’esca e lanciandosi senza più alcuna remora a ghermirla sul fondale. Immediatamente dopo si dirigerà in acque profonde con il boccone in bocca dandoci tutto il tempo per la ferrata.   Se le trote stazionano al largo? Potrà succedere di non trovare trote nel sottoriva perché stazionano al largo, dalla superficie al fondo, in quei casi se non ci arriviamo con le hard bait classiche potremo utilizzare le stesse esche siliconiche dopo aver appesantito la ns. lenza con un piombo sferico come quello nella foto – e già spiegato nell’articolo della pesca alla cheppia – a fondo lenza, sullo spezzone di nylon o fluorocarbon di 80 – 150 centimetri andremo a legare la nostra esca siliconica e cominceremo a sondare il fondale. E’ un sistema molto valido perchè si impediscono le torsino nel filo anche dopo numerosi combattimenti con le trote e poi noterete che è quasi impossibile provocare grovigli nel lancio se avremo l’attenzione di trattenere leggermente la lenza nella parte terminale del lancio, prima dell’entrata in acqua. Noterete poi che utilizzando i trecciati – notoriamente ad elasticità nulla – le mangiate saranno comunque avvertibili anche a grandi distanze. Potremo pure contare sul fatto che generalmente al largo leTrote mangiano con molta meno diffidenza rispetto a quanto avviene nei pressi delle rive e perciò saremo ulteriormente facilitati. Anche lanciando al largo teniamo in leggera tensione il piombo durante la discesa ed iniziamo subito un leggero recupero anche prima di far giungere le nostre insidie sul fondo perché un sacco di volte avvertiremo anche attacchi in calata. Un altro sistema se le distanze da raggiungere non sono impossibili, consiste nell’utilizzare il sistema del Bi-Spinning, fatto conoscere verso la fine degli anni ottanta da Roberto Cazzola. Ci basterà legare all’esca principale più pesante ad esempio un ondulante, uno spezzone di filo sull’anello di coda lungo dagli ottanta centimetri al metro ed al termine di questo mettere un’esca più leggera ad esempio un piccolo grub od un mini tubes. Noterete che spesso viene attaccata proprio la piccola e leggera esca di coda, dopo che magari la prima aveva attirato il salmonide nelle vicinanze. Anche quando l’esca principale arriva sul fondale, quella più leggera tarda a posarsi sullo stesso e viene avvistata molto meglio dalla trota che si avvicina incuriosita e che la attacca considerandola molto più naturale e verosimile ad un boccone abituale. Perché abboccano ? Sicuramente per rispondere correttamente a questa domanda, dovremmo rivolgerla direttamente ai pesci, ma vista la risaputa storia dell’acqua in bocca, questi sembra facciano davvero fatica a farsi capire da noi umani. Proveremo perciò a fornirvi il nostro personalissimo punto di vista; stiamo parlando di pesci di allevamento, abituati fin dalla nascita a nutrirsi con mangimi in pelletts che cadono dalla superficie e vanno verso il fondo. Ecco perché un esca che compia lo stesso percorso – alto, caduta verticale oscillante, fondo – non allarma le trote e che, anzi, si avvicinano e  girano loro attorno fino a decidere il momento dell’abboccata. Questa forse è la spiegazione più plausibile delle numerose abboccate dei salmonidi mentre le esche scendono – senza alcun recupero da parte nostra – verso il fondo. I pesci se sono imbrancati si nutrono freneticamente in competizione alimentare mentre le esche cadono e poi successivamente con più calma cominciano un andirivieni di perlustrazione del fondale per nutrirsi anche delle esche che giacciono inerti sul fondo e che – essendo ferme – non rappresentano certamente alcuna minaccia ma solamente una ghiotta opportunità. Da sapere:  Da recenti studi compiuti, i pesci soprattutto quelli predatori, riescono a percepire suoni a bassa frequenza, anche meno di un Hertz, attraverso la linea laterale e l’orecchio interno. Per darvi un’idea della loro sensibilità (quasi un sesto senso), pensate che un Hertz corrisponde approssimativamente al rumore prodotto dal muoversi di una zampetta di formica! Sembra ad esempio che il Black Bass, lo percepisca da una distanza di sedici metri! Ecco perché il Bass, le Trote ed i Lucci attaccano anche un lombrico di gomma che a noi appare assolutamente fermo sul fondo, anche la corrente più debole magari prodotta proprio dal pinneggiare dei pesci stessi, potrebbe dar loro una piccola vibrazione… una parvenza di vita. E’ facile intuire che anche la trota, abituata da millenni a percepire insetti che cadono in acqua o larve che vivono soto ai sassi, magari nella schiuma dei torrenti, possieda organi di senso molto simili, se non ancora più sviluppati! Appare allora molto verosimile che non ci sia bisogno di particolari rumori, per attirare anche le Trote che stazionano ad una decina di metri dalla ns. esca; esse sono perfettamente in grado di percepirla e di decidere eventualmente di avvicinarsi ed abboccare. Ci sono sicuramente giornate, che il pesce non gradisce i rumori “violenti” ed inseguimenti alle esche veloci…bene, è proprio in questi momenti che l’utilizzo delle esche siliconiche può avere il suo momento di gloria; riuscendo persino a convincere all’abbocco grosse Trote scampate per mesi od addirittura anni alle tradizionali insidie. La soddisfazione per il pescatore è allora grande, non si tratta della cattura delle trote “pollo” o trote “topo” come vengono in modo dispregiativo definite da qualcuno…ma di grosse Fario e smaliziate Iridee, con le pinne perfettamente integre e dalla difesa davvero lunga e divertente. Sono pesci in ottima forma fisica, segno evidente che non sono soggetti di recente immissione, di nuovo inselvatichite e che vivendo in un ambiente dalle mille insidie quotidiane diventano giocoforza  oltremodo difficili e smaliziate assumendo quasi una sorta di intelligenza umana. L’ultimo trucco : Se le abboccate sono comunque svogliate e le ferrate a vuoto sono numerose, vi consiglio di provare oltre al sale già presente sui worm della Yamamoto e similari, anche gli Scent gelatinosi appositamente creati per la pesca alla trota da Berkley, sono ricchi di sostanze sapide ed aminoacidi essenziali, in forma concentrata, che dovrebbero indurre il pesce a continuare la mangiata, almeno per alcuni istanti in più, permettendoci di mandare a buon fine un maggior numero di abboccate. Provate con fiducia, quando vi imbattete in condizioni critiche inusuali, questi nostri suggerimenti, ne rimarrete certamente entusiasti… spesso riuscendo a capovolgere positivamente una giornata altrimenti da dimenticare. Vi basterà farlo una sola volta per non abbandonarli più; vi garantiamo che poi non vi recherete più a Trote con solamente le esche classiche ma anzi, ricorrerete a loro solamente nel caso i pesci avessero un comportamento oltremodo aggressivo o stazionassero al largo a distanze talmente importanti da costringerci ad insidiarle con esche molto più pesanti. Ricordatevi poi di evitare le inutili mattanze, fotografando e rimettendo in acqua tutto il pescato che non si utilizzi dal punto di vista alimentare. Da consigliare fortemente, anche se non obbligati dal regolamento del lago, l’utilizzo di ami Barbless ovvero senza ardiglioni, come quelli illustrati nella foto sottostante. Il grande anello di cui sono dotati li rendono poi adatti anche per l’impiego sui piccoli windows o sulle piccole hard bait  come i rotanti e gli ondulanti quando vorremo essere davvero sportivi. Certo, qualche trota potrà pure liberarsi compiendo i consueti spettacolari salti durante la furibonda lotta, ma sarà estremamente sportivo e la soddisfazione sarà doppia quando riusciremo portarle a riva! Sarà poi estremamente facile liberarle una volta giunte sotto ai nostri piedi, evitando così di maneggiarle troppo e rovinare la delicata epidermide di questi splendidi salmonidi. Conclusioni : Forse qualcuno dei lettori, non gradirà molto questi sistemi, i puristi del rotante o dei minnow, non troveranno abbastanza “da spinning” queste tecniche di approccio ai salmonidi, trovandole troppo simili alla pesca con esche naturali o a quella del Black Bass. Il nostro obiettivo, spero raggiunto, era solamente quello di illustrare questi metodi di pesca alla trota con esche alternative. Lasciamo ad ognuno di voi ogni opinione e decisione riguardo all’etica, e l’opportunità o meno di mettere in pratica queste tecniche. Siamo però convinti che se ci limitassimo ad insidiare i salmonidi solamente con minnows, plughi e rotanti (come si consigliava sulle riviste, fino a pochi anni fa), non cattureremmo pesci in quantità soddisfacente in almeno la metà delle battute di pesca. Ovvio quindi che non ci balena minimamente nel cervello l’idea di abbandonare le esche siliconiche; anzi, vi diremo di più, se fossimo costretti ad una scelta, abbandoneremmo senza esitare le esche classiche a favore di quelle in “gomma” perché le riteniamo molto più realistiche e sinuose nel nuoto, più economiche e decisamente più catturanti. Se inizierete a pescare in cava, con le esche siliconiche, teneteci informati dei risultati, scrivendoci, sulle vs. esperienze pratiche, fateci partecipi dei progressi raggiunti, segnalateci eventuali vs. particolari esperienze e, non fateci mancare neppure critiche ed osservazioni; ci serviranno per migliorare sempre di più come pescatori e divertirci maggiormente durante le ore passate a pesca.

“Loris Ferrari & Gianni Burani”

Lake Huron walleye fishing offers some of the best walleye fishing available in the entire United States, and every year thousands of walleye fishing enthusiasts fish this huge lake. The walleye fishing is fairly good for the entire year, but in the summer as water temperatures increase, and the walleye go into deeper water, is when the action gets really good. As an angler your boat needs to be equipped with down riggers and such, for deep water fishing, but the action can be fast and furious.

Saginaw Bay, a bay in the state of Michigan, is the best location on Lake Huron to launch the boat, and July and August are considered the best months of the year to find walleye, because they head for the deeper water. When they head for deeper water, they tend to school up and are much easier to find. Locating a school of walleye and then presenting your offering to them at the proper depth is the key. As mentioned earlier, a set of downriggers is the perfect way to accomplish this.

Lake Huron is the second largest of all of the five Great Lakes and is the 3rd largest freshwater lake in the entire earth! Saginaw Bay, which offers excellent walleye fishing, forms the space between the “thumb” region and the rest of the Lower Peninsula of Michigan. Lake Huron has the longest shoreline of the Great Lakes, counting the shorelines of its 30,000 islands, and Manitoulin Island is the largest freshwater island in the world. Georgian Bay, which is a bay off of Lake Huron, is large enough to be among the world’s 20 largest lakes, if it weren’t considered a Bay.

This is a lot of water for walleye to hide in and is why fishing for walleye in the summer when they school up is such an effective technique. Because of the shear size of Lake Huron going on a guided trip is never a bad idea to get a “lat of the land”, or in this case, lay of the water. There are tons of walleye fishing charters that can be taken out of the Saginaw Bay area, and for the newcomer to Lake Huron Walleye fishing, hiring one is probably a great idea.

The bottom line is that Lake Huron Walleye fishing is as good as you’ll find anywhere in the entire United States. If you’re looking to catch a bunch of these tasty fish, Lake Huron is the place for you. As mentioned, the most difficult part of walleye fishing on Lake Huron can be locating the fish, so a guide might be a good idea for your first time out fishing on this huge lake. You know, learn some local tips and techniques, and then strike out on your own for some great Lake Huron walleye fishing. That, or hook up your trailer, grab your GPS and other walleye fishing gear, and head out. The choice is obviously yours. At the end of the day all that matters is catching some of those delicious walleye for your dinner table, right?

walleye-fishing

BENCHE’ QUESTO SEMBRI INCREDIBILE, OGNI ANNO, QUESTO MASSACRO BRUTALE E SANGUINARIO SI RIPRODUCE NELLE ISOLE FEROE, CHE APPARTENGONO ALLA DANIMARCA. LA DANIMARCA , UN PAESE SUPPOSTO ‘CIVILIZZATO’, MEMBRO DELL’UNIONE EUROPEA. TROPPE POCHE PERSONE AL MONDO CONOSCONO QUESTO AVVENIMENTO ORRIBILE E DEPROVEVOLE CHE SI RIPETE OGNI ANNO. QUESTO MASSACRO SANGUINARIO E’ IL FRUTTO DI GIOVANI UOMINI CHE VI PARTECIPANO PER DIMOSTRARE DI AVER RAGGIUTNO L’ETA’ ADULTA (!!). E’ ASSOLUTAMENTE INCREDIBILE CHE NON SIA FATTO NIENTE AFFINCHE’ QUESTA BARBARIE CESSI. UNA BARBARIE CONTRO I DELFINI CALDERONES, UN DELFINO SUPER INTELLIGENTE E SOCEVOLE CHE SI AVVICINA ALLA GENTE PER CURIOSITA’.
VI RENDETE CONTO, E SOPRATTUTTO, VOI STUPIDISSIMI ANIMALISTI, COSA CAZ.. GUARDATE?!?

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Come arrivarci : Per raggiungere il Totensee occorre entrare in Svizzera dal valico del Sempione sopra Domodossola in provincia di Novara. Dal Sempione si prosegue per Briga e dalla città elvetica si prende la strada n.19 che risale la valle del Rodano e porta al Furkapass. Sei chilometri dopo il paese di Oberwald si gira a sinistra alle indicazioni per il Grimselpass. Raggiunto il passo, proprio al confine del Vallese, si incontra sulla sinistra il Totensee. Nella zona ci sono altri laghi, anche più grossi, ma ricadono amministrativamente in un altro cantone e la legislazione in materia di pesca, nonché i permessi, sono diversi.

Descrizione del luogo : La prima cosa che colpisce all’arrivo sulle sponde del Totensee, oltre alla maestosità del paesaggio alpino alla quale mi aveva in parte abituato la strada che sale al Grimselpass, è la scarsissima presenza di pescatori locali anche nei giorni festivi. Eppure il Totensee, erroneamente indicatomi da alcuni suoi frequentatori italiani come lago di Grimsel, è uno splendido bacino alpino d’alta quota al quale si arriva in auto senza bisogno delle lunghe scarpinate che spesso richiedono luoghi come questo. Probabilmente non c’è quasi nessuno perché, mi racconta uno dei miei accompagnatori, su questo lago gli svizzeri non prendono mai un pesce. Eppure il piccolo bacino è stracolmo di salmonidi che attaccano famelici le nostre esche. “E’ una questione di tecniche diverse”, mi dicono. Ma è come sentirsi dire: “noi italiani siamo più bravi”. E a giudicare dai risultati è impossibile pensarla diversamente.
Il lago in questione è un piccolo bacino d’alta quota incastonato a 2165 metri tra le splendide montagne svizzere del cantone Vallese. Un sorta di posto dei sogni tra splendidi ghiacciai raggiungibile in poco più di un paio d’ore d’auto dal valico del Sempione. Ma il Totensee non solo è bello, accessibile, pescosissimo, ma nelle sue acque si catturano salmonidi che noi non conosciamo. La regina del lago infatti è la trota canadese o cristivomer presente nel Toten con esemplari che superano i 60 centimetri di lunghezza e i due chilogrammi di peso. La cristivomer è un salmonide estremamente aggressivo e potente (una trotella da 25 centimetri tira come una fario da mezzo chilo), caratterizzato da una livrea molto simile a quella del luccio, una testa enorme, una dentatura molto sviluppata e un corpo magro e slanciato (almeno nel Totensee). E’ un pesce bellissimo e impegnativo la cui cattura in questo lago è frequentissima, anche se gli esemplari superiori alla misura minima (30 centimetri) non si prendono ad ogni lancio, anzi. L’altro salmonide bel presente nel bacino è l’iridea che qui assume la bellissima livrea argentata tipica di questi pesci nei laghi d’alta quota. Sono presenti, ma abbastanza rare, anche le fario e i salmerini. In pratica quanto di meglio può chiedere un trotaiolo appassionati di laghi alpini.
Il Totensee è un bacino naturale con acque sempre molto trasparenti e non freddissime in quanto, a differenza di altri invasi della zona, non nasce da un ghiacciaio, ma da sorgenti sotterranee. E’ completamente privo di vegetazione sulle sponde ad esclusione, in estate, di strani fiori che sembrano carciofi di colore viola intenso e che le mie scarse conoscenze in materia mi hanno fatto classificare, col beneficio del dubbio, come genziana purpurea. La morfologia delle sponde e del fondale varia a seconda delle zone: a tratti le rive sono degradanti con piccole spiaggette e acque relativamente basse, altrove vi sono massi sia emersi che sul fondale e grande profondità (sono i punti dove le catture sono numericamente più scarse, ma la taglia delle trote è più elevata). Nella parte a valle c’è un muro di contenimento. Al centro del lago sorge una piccola isola, mentre su due lati differenti si immettono due piccoli affluenti in prossimità dei quali si concentrano soprattutto le trote di piccola taglia. Le sponde comunque sono tutte agibili e percorribili indossando comuni scarponcini da trekking. Una piccola parentesi, è il caso di farla sull’abbigliamento che dev’essere quello classico per le escursioni di altra quota. Nella stagione estiva infatti fa molto caldo, ma con frequenza il lago viene inghiottito da qualche nuvola vagante e la temperatura si abbassa di colpo. Se poi si alza il vento (evento tutt’altro che raro) il freddo si fa veramente intenso. E’ facile quindi dover passare dalla maglietta di cotone al maglione di lana e successivamente alla giacca a vento. Esserne sprovvisti significa spesso dover interrompere la nostra.
Per non lasciare nulla di intentato è meglio dedicarsi ad una pesca itinerante, insistendo soprattutto lungo la sponda opposta a quella dove passa la strada. Qui sono presenti infatti numerosi massi sommersi che fungono da tane per i salmonidi. I tratti a spiaggetta risultano più redditizi quando le trote sono in caccia indisturbate, specialmente alle prime luci dell’alba.
L’abboccata della trota canadese è violentissima e spesso ci si sente portare via la canna dalle mani, anche se l’attacco è avvenuto da parte di trotelle di piccola taglia. A differenza dell’iridea la cristivomer difficilmente combatte a galla o salta fuori dall’acqua preferendo improvvise puntate vero il largo. E’ veramente un pesce dalla difesa stupenda.
Se il Totensee risultasse stranamente avaro di catture ci si può fermare sulla via del ritorno sul Rodano dove si può pescare con lo stesso permesso. In estate il fiume è interessato soprattutto dalle acque fredde e lattiginose dei ghiacciai. Sul Rodano si catturano soprattutto iridee e fario, di buona misura, ma quasi esclusivamente di immissione. Un pescatore locale mi ha spiegato che il fiume viene ripopolato, ogni settimana in un tratto diverso, con materiale adulto ogni martedì e venerdì. E’ un po’ una pesca da riserva turistica, ma, turandosi il naso, può raddrizzare le sorti di una giornata iniziata male.

Pesci presenti : trota canadese o cristivomer, fario, iridee, Salmerini

Permessi : I permessi giornalieri (validi per il Rodano, i torrenti del Vallese e i laghi alpini) si possono acquistare presso tutti i posti di polizia cantonale. Occorre essere in possesso di carta d’identità o di passaporto validi. La stazione di polizia più vicina al valico del Sempione è quella di Gondo subito dopo il confine. Salvo disposizioni diverse i permessi giornalieri non vengono rilasciati nella prima settimana di apertura della pesca e nel mese di ottobre. I permessi giornalieri infine non vengono rilasciati per la stessa giornata, occorre quindi acquistarli almeno il giorno prima.
A richiesta viene fornita copia del regolamento scritto nelle due lingue ufficiali del Vallese: francese e tedesco.
Oltre al giornaliero esistono anche permessi annuali, mensili e quindicinali.Le trote fuori misura vanno slamate direttamente in acqua e non possono essere tirate in secca. Conviene attenersi scrupolosamente al regolamento perché la sorveglianza è frequente ed inflessibile.

Carpe da record…

Una carpa regina dell’incredibile peso di 38 chili è stata pescata nel lago Trasimeno, cucinata in porchetta (ricetta tradizionale per la preparazione di questo pesce del lago), e servita nello stand dei prodotti tipici, durante la manifestazione “Coloriamo i cieli”.
Per le sue notevoli dimensioni può essere considerato un vero record visto che il peso medio di una carpa regina è sui 5 chili con una lunghezza che va dai 50 ai 60 centimetri. 
Chi di voi ha pescato carpe così grandi? SE AVETE FOTO INVIATELE  a fidelio2000@hotmail.it e saranno messe nel blog!

Una 6 metri in bolognese, filo del 16, amo dell’8, un galleggianteda 2 grammi e due chicci di mais. Questo è il mix vincente! Una bella carpa di quasi 5 kg è stata pescata con maestria e poi rimessa in liberta da colui che diventerà, anzi, che già lo è, mio cognato! Quasi quasi quando torno a pesca mi metto una camicia nera…

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